Aspetti geologici


Un viaggio al centro della terra, come ci descrive Jules Verne, non è possibile poiché alla profondità di circa 200 km la temperatura è di oltre 1550 ° C e le rocce sono incandescenti. Il punto di fusione per tanti metalli è più basso di questa temperatura. Le rocce vengono liquefatte ancora in una profondità inferiore, perché la pressione è troppo forte nell’ interno della terra. La gran parte delle rocce liquefatte che escono in un’ eruzione vulcanica provengono da una profondità da 100 fino a 300 m . A questa profondità si trovano le cosiddette “camere” di magma dove appunto le rocce vengono liquefatte in magma. Più leggero della roccia solida, esso tende a salire in superficie attraverso spaccature o fondendo le rocce che incontra sulla sua strada. Quando trova una via di uscita alla superficie della terra esce come lava.

Molte volte i vulcani si mantengono calmi per decenni fino ad una nuova eruzione. Durante una pausa fra un’eruzione e l’altra o quando il vulcano si raffredda, del gas può salire dal magma sotto il vulcano. Quando questo gas sale in mezzo alle rocce del vulcano provoca una reazione che porta alla formazione di nuovi minerali. Questi minerali sono la base di cristalli colorati. Alla superficie della terra i gas entrano nell’ atmosfera. Il cratere dell’ultima eruzione lentamente scompare, le piante ricoprono questa parte di terra ed il vento e l’acqua modellano le pendenze. Dopo migliaia di anni sarà impossibile vedere che quel monte una volta era un vulcano. A questo punto possiamo dire che il vulcano è spento.

Lo Stromboli è il vulcano più attivo delle isole Eolie e di tutta Europa. Come ci tramanda la letteratura antica , il vulcano è in attività permanente già dal 300 a.C. e sputa regolarmente, ad intervalli variabili, lava incandescente, scorie e cenere. Talvolta fuoriescono anche densi vapori. Nella notte queste attività vulcaniche ci offrono uno splendido spettacolo.

Lo Stromboli era già per i marinai Greci e Romani un faro naturale nel mare Tirreno. Negli anni ’70 il vulcano ha sputato in media 700 metri cubici di lava al giorno. L’attività vulcanica è accompagnata da un rumore sordo come una detonazione. L’idrogeno all’ interno della miscela del gas di fuoriuscita è il responsabile della detonazione. Gli abitanti dell’isola riferendosi a questo fenomeno dicono “ Iddu parla”. L’attività sismica dell’isola è assai intensa, il che si manifesta con micro sismi dovuti alle bocche crateriche, alla risalita della lava attraverso le fessurazioni profonde e probabilmente all’ urto del magma nel bacino magmatico. Sembra che esista un ipocentro sismico notevole a 200 km sotto il vulcano.

L’esistenza di iclusi gabbro, sienite, diorite, pirosseni e sabbie quarzifere nelle bombe vulcaniche, la scoperta di ciottoli di calcare e di quarzo sulla spiaggia di Stromboli lascia supporre che lo zoccolo del vulcano sia parte integrante del massiccio calabro, costituito da rocce sedimentarie, eruttive e metamorfiche di Età Terziaria.

Evoluzione ed età delle eruzioni

Attraverso lo studio geomorfologico e petrografico si sono distinti due periodi eruttivi:

PRIMO PERIODO:

Alla fine della glaciazione di Wurm, tra i 40000 e i 10000 anni fa, si formò un grande strato-vulcano costituito essenzialmente da riodacite, andesite e basalto: il vulcano di Vancori. Esso si sprofondò per collasso dell’edificio e si formò un nuovo apparato eruttivo, andesitico a circa 500 m più a nord: il “ Pizzo”. Nello stesso periodo un’eruzione laterale determinò la formazione di un piccolo vulcano: Strombolicchio di cui sussiste ancora un grande neck.

SECONDO PERIODO:

All’ inizio dell’era post-glaciale, il settore nord-ovest del vulcano sprofondò per collasso e a 200 m sotto il Pizzo si formò il cratere attuale trachibasaltico con le sue cinque bocche. Ai bordi si originò un pendio di scorie : la “sciara del fuoco”, limitata a sud-ovest dai “fili di Baraona” e a nord-est dal “filo del fuoco”. Queste due falesie appartengono al vecchio vulcano di Vancori. Il cratere attuale è in attività permanente fino dal 300 a.C. Esso ha avuto innumerevoli eruzioni caratterizzate, a seconda dei casi, da getti di brandelli di lava, da sbuffi di ceneri e di vapori, da fiammate e più raramente da colate di lava. Il condotto eruttivo, nel corso della storia del vulcano si è spostato di qualche decina di metri da sud-est (Vancori) verso sud-ovest (sciara del fuoco). E’ un vulcano di tipo monoassico come il Vesuvio e l’Etna.

Eruzioni storiche

Lo Stromboli ha definito un tipo di attività vulcanica: Stromboliana, caratterizzata da un’alternanza di lanci di scorie fuse, incandescenti, di blocchi di cenere ed emissioni di colate di lava. Le eruzioni sono innumerevoli dal momento che l’attività del vulcano è permanente.

Si ricordano alcune eruzioni: 1558, 1768, 1770, 1822, 1833, 1882, 1889, 1991, 1907, 1915, 1919, 1930 (una delle più disastrose), 1936, 1937, 1943, 1944, 1949, 1950, 1954, 1955, 1956, 1967, 1971, 1985, 1986.

Maremoti si verificarono nel 1919, 1930 e nel 1954.

Attività sottomarine nel 1770 e nel 1955, nubi erdenti nel 1930 e nel 1954.

Vi sono state vittime nel 1930.

Eruzione del 1930

Dal tre al sei Febbraio una forte attività esplosiva fece tremare il cratere e una colata di lava discese lungo la sciara del fuoco. L’11 Settembre il cratere eruttò bruscamente una nube di cenere, poi ritornò la calma. Più tardi si susseguirono due violente esplosioni e si formarono una nube eruttiva e un pennacchio a forma di pino ad ombrello. Blocchi di circa 30 tonnellate furono eruttati e lanciati a circa 3 km di distanza e andarono a cadere sulle case. Poco tempo prima delle due esplosioni l’isola si sollevò dal mare di circa un metro per ricadere subito. Immediatamente dopo le esplosioni che avevano fatto saltare l’antico tappo del cratere, una pioggia di scorie incandescenti si abbatté sull’ isola. Una valanga incandescente imboccò la valle di Vallonazzo e scese precipitosamente verso il mare provocando la morte di quattro persone. Più tardi l’attività del vulcano diminuì, numerose colate di lava discesero lungo la sciara e si riversarono nel mare facendolo ribollire e sollevando densi vapori. Un piccolo maremoto seguì questa attività.